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L’Etna custode di vini eccezionali: esperimento riuscito tra cantine Calcagno e INGV

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L’Etna sa custodire tesori di rara bellezza, di eccellenza unica e che si rivelano ai visitatori in tutta la sua magnificenza.

L’Etna, IDDA, Vulcano eterno sempre attivo, alla quale ci si rivolge con una naturale riverenza che viene ricambiata dalla montagna che ha rispetto per i suoi figli e per ciò custodisce.

Lo ha dimostrato anche con l’esperimento delle cantine Calcagno in collaborazione con l?INGV – l’istituto di geofisica e vulcanologia di Catania. Insieme si sono resi protagonisti di un progetto di portata internazionale, un primato che va oltre i confini nazionali e che si è svelato nelle etichette presentate e degustate:  “Vini d’Alta Quota 2813”, dove quel 2.813 rappresenta l’altitudine di conservazione dei vini, ben chiusi e custoditi per un anno all’interno dell’osservatorio proprio dell’INGV.

Questi ‘esperimenti’ sono stati stappati venerdì scorso proprio nella sede etnea dell’istituto a fatti assaggiare ad alcuni di noi privilegiati: perché poter essere testimoni di questo esperimento è stato proprio un privilegio.

L’incontro, moderato dal giornalista gastronomico Antonio Iacona, ha visto la partecipazione del direttore dell’Ingv di Catania, Eugenio Privitera; i titolari della cantina, FrancoGianni e Giusy Calcagno; il responsabile digital marketing dell’azienda, Pietro Galvagno; l’enologo della cantina, Alessandro Biancolin; il sommelier che ha guidato la degustazione tecnica, Mauro Cutuli; e lo Chef Seby Sorbello, Patron di Sabir Gourmanderie a Zafferana Etnea, che ha deliziato i partecipanti con realizzazioni culinarie intitolate ai sapori dell’Etna e dell’autunno. Presenti inoltre il responsabile dell’Osservatorio dell’Etna, Salvo Consoli; il responsabile della Guida Vini Ais Sicilia, Orazio Di Maria; i degustatori di Slow Wine, Antonio Politi e Simona Bonsignore.

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“Il nostro è un ente di ricerca, – ha detto ad apertura di conferenza il direttore Ingv, Eugenio Privitera – gestiamo 450 sensori su tutto il territorio, di cui 160 solo sull’Etna, che sono attivi 24 ore su 24. In tutto questo scenario scientifico, poco più di un anno fa si è presentata la cantina Calcagno con questo progetto sperimentale interessante. Da qui – ha aggiunto Privitera – la nostra decisione di sostenerlo, nell’interesse di un territorio, quello etneo, che è tra i più promettenti a livello nazionale ed internazionale. Abbiamo così messo a disposizione della cantina un piccolo spazio all’interno dell’Osservatorio per poter conservare i vini e consentirne questo affinamento sperimentale. Il progetto è stato per noi a costo zero e senza fini di lucro”. “Anzi – ha aggiunto il responsabile digital marketing della cantina Calcagno, Pietro Galvagno – i vini che si sono affinati a quota 2813 metri saranno messi all’asta ed il ricavato sarà interamente devoluto all’INGV, PER LA RICERCA o per l’acquisto di nuovi macchinari (maggiori informazioni sull’asta saranno disponibilia breve su http://www.vinicalcagno.it ). Il nostro intento era quello di legare i nostri vini al nostro territorio, il più possibile, in questa parte di Sicilia che molti riconoscono giustamente come un terroir unico anche per la produzione vitivinicola”.

“Il progetto, di natura sperimentale, – ha poi spiegato dal punto di vista tecnico l’enologo della cantina, Alessandro Biancolin – è il primo nel suo genere e si basa sulle teorie di Pasteur (1822-1895), chimico, biologo e microbiologo francese, il quale sosteneva che “l’aria in alta quota è priva di germi ed è migliore per la conservazione di un prodotto fermentato come il vino”. Inoltre, secondo lo studioso “l’aria più rarefatta, con meno ossigeno, mantiene i vini più giovani”. In base a ciò, la presente sperimentazione nasce dall’idea di osservare che i fattori considerati da Pasteur, insieme all’esclusivo microclima, il profondo silenzio, l’assoluta assenza di luce e la bassa concentrazione di ossigeno, presenti a quota 2.813, favoriscano il “rallentamento” del processo di maturazione del vino e, quindi, la longevità dello stesso; evolvendosi sia dal punto di vista organolettico, che da quello riguardante la tonalità del colore. A conclusione del primo anno di affinamento, siamo qui a scoprire se l’esperimento darà i suoi frutti”.

I vini conservati all’interno dell’Osservatorio di Pizzi Deneri (Linguaglossa, Ct) sono stati le seguenti annate ed etichette:
bottiglie “Feudo di Mezzo Etna Rosso” (2012)
bottiglie “Arcuria Etna Rosso” (2012)
bottiglie “Arcuria Etna Rosso” (2013)
bottiglie “Feudo di mezzo Etna Rosso” (2013)
bottiglie “Caricante Bianco” (2014)
bottiglie “Arcuria Rosato” (2014)
Aperte e degustate durante la conferenza stampa sono state le etichette: “Arcuria Etna Rosso” (2013); “Feudo di mezzo Etna Rosso” (2013); “Caricante Bianco” (2014); “Arcuria Rosato” (2014).
“Sono la parte emotiva della cantina Calcagno – ha aggiunto Giusy Calcagno nel suo intervento, molto emozionante – e sono convinta che questa terra vada riscoperta e non abbandonata. Me ne convinco ognigiorno di più, guardando l’Etna, i suoi paesaggi e quello che riesce a donarci”.
Assieme a Franco e Gianni, Giusy guida l’azienda di famiglia in località Passopisciaro (Castiglione di Sicilia, Ct), contrada Arcuria-Feudo di mezzo (da qui il nome delle etichette). Situati tra il parco dell’Etna e il parco fluviale dell’Alcantara, impiantati su colate laviche antiche, i vigneti, risalenti ai primi anni del secolo scorso, si sono fatti spazio tra la durezza della natura e immersi in scenari spesso quasi lunari. Il risultato è un contrasto di colori che va dal nero lavico al giallo delle ginestre, al verde cangiante, a seconda delle stagioni. Una vera opera d’arte che lascia i visitatori di questi luoghi favorevolmente colpiti. In questo contesto nascono i vini Calcagno.
“Ogni giorno – ha detto lo Chef Seby Sorbello, salutando gli ospiti – mi chiedo quale sia il ruolo del cuoco e la risposta è raccontare le tradizioni del proprio territorio ma guardando avanti. Non possiamo, infatti, restare fermi allo stesso punto e non possiamo neanche dimenticare da dove veniamo. La cantina Calcagno, con questo esperimento, ci insegna proprio questo: guardare al futuro ma senza dimenticare le proprie radici.
Grazie a voi, dunque, di avermi coinvolto in questo progetto interessante e innovativo”.
Gazpacho di lenticchie con crudo di ricciola e ricotta di pascoli etnei. Guancia all’Etna Rosso con spuma di patate alle nocciole dell’Etna e maionese aglio, olio e peperoncino. Paninetto con tartufo e castagne dell’Etna. Queste le realizzazioni culinarie dello Chef Seby Sorbello, che hanno richiamato e fatto rivivere in modo raffinato e gustoso le emozioni che riescono a dare i sapori del vulcano e a cui naturalmente sono stati abbinati i vini Calcagno.
E poi, ecco la tanto attesa degustazione tecnica, guidata da Mauro Cutuli, con risultati che hanno affascinato gli assaggiatori. I vini aperti, infatti, hanno rivelato un maggiore senso di freschezza, una grande esaltazione delle note minerali, il tutto in un quadro di completa armonia ed equilibrio . L’esaltazione della brillantezza e la grande compostezza che si è riscontrata sia da un punto di vista olfattivo che gustativo, rendono questi vini fini ed eleganti.
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