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Gli ultimi fuochi di Fitzgerald: Pagine di Polvere di Stelle

Dietro le Quinte

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di Cristina Pedrali

Un uomo, una donna, una passione clandestina.

Se fossimo su Twitter e stessimo seguendo l’hashtag #twittatrame questa potrebbe essere quella del romanzo Gli ultimi fuochi di Francis Scott Fitzgerald, senza fronzoli e senza tirarla per le lunghe. Ma sono proprio quei fronzoli che in quest’opera fanno la differenza: sono le parole, le espressioni, le immagini perfette e fluide insomma che ci tengono avvinti alla trama.

Di certo, grande merito ha avuto il traduttore Bruno Oddera che ha saputo adattare la versione originale alla lingua italiana senza togliere nulla della sua magia, quella stessa magia che si avverte quando si spengono le luci in sala e il film ha inizio. Paragone calzante perché la settima arte, e soprattutto Hollywood, sono sia contesto che coprotagonista del romanzo.

Niente attori né attrici sotto la luce dei riflettori, ma un produttore, Monroe Stahr, quintessenza della mecca del cinema e del sogno hollywoodiano: bello, elegante, capace, ricco, self-made man (un uomo fattosi da solo, secondo il mito americano) ed enigmatico. Di lui si sa che lavora molto e risolve ogni difficoltà sul set e fuori, è forse più invidiato che ammirato ed ha avuto un solo amore, Minna Davis. Di lei, invece, che sappiamo? Morta anni prima rispetto ai fatti narrati, aveva la pelle opalescente ed era l’allegria del mondo, altro non ci è dato sapere.

Cosa succede a un tale uomo quando nella sua vita appare un’altra donna, Kathleen, aggrappata a un’enorme testa di divinità orientale in cartapesta che galleggia all’interno di un teatro di posa? …

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