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CANI E CONVIVENZA CON L’ESSERE UMANO 

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Riceviamo e pubblichiamo.

La tragedia avvenuta qualche giorno fa a Mascalucia ci spinge nuovamente a ragionare sui cani e sulla loro presenza nelle nostre case e nei nostri territori. 
E secondo me c’è una grande differenza tra cani inseriti in ambito domestico e cani randagi che vivono nelle strade e nelle campagne. 
I primi sono cani comprati, in negozio (quindi già predisposti ad avere problemi comportamentali, visto che il periodo in cui dovrebbero socializzare lo vivono chiusi in una teca di vetro), dagli allevatori o adottati nei canili o dalle associazioni animaliste. 
I randagi sono figli dell’abbandono che si autogestiscono, formano branchi, che non sono altro che gruppi sociali di cui il cane ha bisogno, perché è un animale sociale, vivono prevalentemente nelle campagne, ove il territorio lo consenta, cibandosi di selvaggina e di rifiuti lasciati nelle strade dalla popolazione. 
Il cane randagio ha pochissimi contatti con l’uomo nella maggior parte dei casi. 
Spesso sono cani selvatici o semi selvatici che non gradiscono il contatto con l’uomo e addirittura lo temono. 
Pochi sono i casi di veri e propri cani di quartiere, cani monitorati da tutor, come la Legge prevede, che amano e cercano il contatto con l’uomo e che riescono a integrarsi nel contesto urbano. 
Dunque sono cani che vivono in libertà, senza regole o modelli educativi imposti dall’uomo. Vivono unicamente secondo le loro competenze sociali e cognitive. 
Queste competenze gli permettono di affrontare le diverse esperienze nel modo più equilibrato possibile, per questo mi permetto di dire, da semplice osservatore di randagi singoli o in branco, che raramente un cane randagio aggredisce “veramente” (cioè ferendolo gravemente) un altro cane o un essere umano: in questi casi si parla di aggressività idiopatica, che non ha una possibile causa (quanto meno a noi nota). 
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ALTRIMENTI I CANI NON MORDONO SENZA UN VALIDO MOTIVO.
Nella quasi totalità dei casi i loro scontri sono dei rituali per stabilire gerarchie o per difendere il territorio e le risorse, in cui non ci sono feriti.
Quando un randagio aggredisce un essere umano, i motivi sono dovuti a errati comportamenti umani che spingono il cane all’autodifesa: movimenti veloci o addirittura corsa, grida o emissione di suoni acuti, agitazione di oggetti percepiti come minaccia, invasione dello spazio di sicurezza del cane. 
Per evitare attacchi da parte di cani liberi bisogna allontanarsi lentamente, non guardare il cane direttamente negli occhi, tenere le braccia lungo i fianchi senza agitare le mani o oggetti tipo borsette o bastoni. 
Nel caso di cani di proprietà mi permetto di dire che le aggressioni sono sempre causate da pessimi comportamenti o abitudini o superficialità nel considerare il cane come un cucciolone perfettamente in grado di gestire con coccole e pappa in taluni casi o collari a strozzo e botte nel peggiore dei casi. 
Ma non è così: un’altissima percentuale di chi “possiede” cani non sa niente dell’etologia del cane, non sa niente delle sue competenze e delle sue necessità: questo genera nel cane stress e disagio che qualche volta sfociano in aggressività verso i proprietari; ma prima ancora di aggredire il cane ci “avvisa”, lancia segnali di insofferenza che purtroppo non sono riconosciuti per ignoranza, ecco perché credo che chiunque conviva con un cane debba studiarne il comportamento leggendo i numerosi libri in commercio o frequentando corsi di educazione cinofila. 
Si eviterebbero così molte tragedie. 
E similmente i Comuni dovrebbero informare la popolazione sui comportamenti da tenere in caso di incontri con cani liberi, a maggior ragione quei Comuni dove il fenomeno del randagismo è sempre più in crescita e dove incontrare un branco è cosa assai frequente. 
Uno di questi Comuni è proprio Mascalucia dove non c’è mai stata una prevenzione del fenomeno, dove nessuno si è mai preoccupato di sterilizzare le cagne randagie, di fare controlli sui cani di proprietà per evitare abbandoni, un Comune dove quasi tutti i cani non sono microchippati, e dove gli abbandoni di cucciolate padronali sono all’ordine del giorno. 
Licia Dimino, volontaria animalista nel territorio di Mascalucia.

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